Starbucks porta il suo caffè in Italia
20 Feb

Starbucks porta il suo caffè in Italia

Starbucks, marchio di caffetteria universalmente conosciuto, sta per portare il suo celebre caffè all’americana in Italia: sarà in grado di soddisfare la passione che gli italiani hanno per il loro espresso? Sebbene proprio il classico caffè all’italiana sia alla base dell’ispirazione avuta dai creatori di Starbucks per fondare l’azienda, ormai quasi cinquant’anni fa, la sfida rimane particolarmente rilevante nel Belpaese.

Il progetto è enorme: Starbucks ha annunciato l’apertura di 200 o 300 punti vendita nel Paese, nel periodo tra il 2018 e il 2023. Antonio Percassi, al lavoro con il marchio americano per concretizzarlo, ha recentemente dichiarato: “Puntiamo ad aprire 200 o 300 punti vendita in tutta Italia, pensiamo che possano trovare il loro spazio nel mercato”. Percassi è un esperto, avendo collaborato a lanciare in Italia marchi di grande rilevanza come Victoria’s Secret, Lego Store e Zara.

Milano e Roma, le due città più cosmopolite del Paese, saranno il terreno per i primi test, sebbene per il momento la data di apertura del flagship store italiano sia stata rimandata e avverrà probabilmente non prima del giugno 2018. Nel 2023, “se il mercato risponde bene”, l’Italia sarà piena di punti vendita Starbucks.

Al momento, gli italiani non sembrano poi così affascinati dal progetto. Quando le prime voci sul lancio del colosso americano in Italia cominciarono a girare, nel 2015, gli esperti italiani di caffè e i proprietari delle caffetterie rimasero comprensibilmente inorriditi alla possibilità di tale evento. Molti cittadini, da parte loro, ritengono che gli italiani siano “troppo protettivi” del loro tradizionale caffè per accettare il gigante a stelle e strisce.

D’altro canto, l’opinione di Luigi Ordello, presidente della sede italiana dell’Institute of International Coffee Tasters, è piuttosto pragmatica: “Se arrivasse, non minaccerebbe il caffè italiano, poiché oggi Starbucks rappresenta uno standard di caffè internazionale e non italiano”.

Gli italiani riusciranno a innamorarsi della cultura del frappuccino firmata Starbucks?